Andromeda – Trekking tra laghetti e stambecchi

 

Lunedì e martedì 14 e 15 luglio 2008

Come lo prometteva il titolo abbiamo visto diversi laghetti e soprattutto siamo stati molto fortunati a incontrare tanti stambecchi sul nostro cammino. Ma non solo, qualche partecipante si è rivelato essere un ottimo stambecco! Non senza difficoltà era il percorso affrontato il secondo giorno…, ma andiamo con ordine.

La prima giornata si è svolta – udite udite – senza prendere l’acqua anche se partendo da casa l’ombrello era necessario. Già a Bignasco l’asfalto era asciutto e dopo una buona cioccolata calda ci siamo avviati a scoprire la Valle Bavona e le sue pecularietà, come ha scritto Rumiz “valle dove dalle pietre nascono villaggi”. Per tanti era una scoperta fantastica vedere questa valle tanto martoriata da disgrazie che oggi rappresentano un fascio unico in tutto l’arco alpino. Dopo un giro a Foroglio e l’incontro emozionante con uno dei suoi abitanti – coetaneo di E. – che ci ha raccontato qualche episodio intimo di vita alpestre (come quello della perdita di uno dei suoi fratelli) abbiamo preso l’autopostale e con la funivia siamo saliti a Robiei. Ma non eravamo tutti, c’é chi ha preferito salire a piedi, partendo da Foroglio e sorprendendo tutti, infatti dopo due ore e mezzo è arrivata all’albergo pure lei… prima di cena abbiamo visitato la centrale di Robiei e poi siamo anche entrati in diga, la diga a gravità con delle enormi cavità che ci faceva sembrare tanto piccoli. Uscendo poi abbiamo visto girini e tritoni nella zona paludosa ai piedi della diga.

Il secondo giorno invece  è stato da una parte più duro fisicamente, ma dall’altra anche più carico emotivamente. Infatti la salita con la teleferica del Cavagnoli con una fermata non proprio perfetta al pilone 3 ha caricato tutti di emozione: una volta i piedi in terra ecco che tutto era di nuovo ok! Le grandi gallerie che poi diventavano sempre più piccole ci permettono di raggiungere la diga del Cavagnoli passando nella montagna. Accedendo nella diga ad arco ogni tanto abbiamo lanciato uno sguardo fuori – scoprendo un gruppo di stambecchi femmine con i piccoli che leccavano probabilmente il salnitro alla base della diga – prendendo aria e cercando di orientarci. Una volta sulla corona il gruppo si è diviso con quelli che preferivano la via più comoda per raggiungere Robiei e profittare di prendere il sole al ristorante e quelli che invece preferivano la via più scomoda salendo sulla cresta d’Arzo per andare fino al laghetto del Matörgn e via Randinascia ritornare a Robiei. Purtroppo siamo andati un po’ a rilento, ma così abbiamo potuto osservare fiori e animali lungo il percorso e chiacchierare con l’ultrasettantenne che in solitaria era salito fino al ghiacciaio o i giovanissimi cechi improvvisatosi fotografi per noi. Due i passaggi chiave: il primo dalla diga alla cresta – in salita con la corda fissa – che  è stato sormontato da tutti senza bisogno di aiuto; il secondo invece in discesa con una catena – seppur meno pericoloso comunque più impressionante – dove siamo scesi seguendo una famiglia olandese con un paio di bambini piccoli assicurati in cordata… Alla fine anche le mucche ci hanno rallentato poco prima di raggiungere la stazione della funivia, comunque in tempo – purtroppo senza la possibilità di gustarci la tanto bramata gazzosa al mandarino!!!

Sarà per la prossima volta…intanto guardate le foto delle nostre prestazioni.

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