Vivere nella neve

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Domenica 17 febbraio 2008

Non era proprio una domenica come le altre. Da un gruppo al gran completo ci siamo comunque ridotti a -3 persone e non solo per colpa dell’influenza… ma a San Bernardino è così, già lo scorso anno colgruppo genitori della Carvina (Rivera) eravamo decimati dall’influenza e anche la guida non faceva l’eccezione!

Ciononostante siamo partiti allegri e pieni di speranza, chi con le racchette della nonna, chi con quelle della mamma, chi con quelle del Roger e chi con le sue… ma tutti con un paio di racchette ai piedi! Al rientro invece c’era chi le racchette le portava in spalla (e neanche quelle che aveva ai piedi all’inizio). Non eravamo fortunati perché di impronte o altre tracce di animali (salvo i segni lasciati dal picchio su un albero) non ne abbiamo visti. Giunti all’Alpe Pian Dios – cullati da una bella musica in stile pop-folcloristico di oltre Gottardo e dal lieve rumore di qualche motoslitta – abbiamo finalmente potuto addentare i vari panini; al salame con la maionese, al prosciutto con la senape, al salame col formaggio fuso, al prosciutto e… prosciutto. Poi siamo passati alle cose più serie, ai mini-Caprice de Dieux, a intere tavolette di cioccolata, ai biscotti e a buttarsi adosso la neve (rigorosamente a palate, visto che per qualcosa le pale saranno state portate!).

Fortuna vuole che un cacciatore della zona ha avvistato alcuni cervi e gli stava osservando col suo potente canocchiale, Sono bastati un paio di fanciulli a fare gli occhi dolci (già, perché le pale le avevano mollate in fretta incuriositi dalla novità) e il canocchiale era mezzo metro più in basso, in chiaro possesso dei bambini che si accodavano per ammirare lo spettacolo inatteso. L’ora già avanzata ci imponeva di non indugiare oltre e di avviarci verso il luogo dove avremo costruito l’igloo. Il tempo di rimettere tutte le cose negli zaini, le racchette ai piedi e via verso la prossima tappa della giornata.

L’igloo

Dopo una mezz’oretta eccoci arrivati sul piazzale prescelto per fare l’igloo, quello costruito l’anno scorso infatti non c’era più 😉 e nessuno ne aveva ricostruito un altro.Simone appena giunto sul posto ha disegnato un perfetto cerchio con le racchette, dall’alto dei suoi 9 anni dava da capire subito che si ricordava ancora bene come si fa… è qui che le pale devono venir utilizzate, infatti cominciamo subito ad ammucchiare un bel po’ di neve. Ad un certo punto decido di utilizzare la sonda per capire quanta neve ci fosse sul posto per non sprecare troppe energie a fare un mucchio grande quando magari scavando si ottiene un risultato già buono. Infatti un bel mucchio di poco più di un metro bastava. Abbiamo poi iniziato a scavare, il gruppo di maschi da una parte, quello delle femmine dall’altra e quasi come in una competizione volevamo vedere chi toccava prima l’erba e chi giungeve per primo al centro dell’igloo… I ragazzi sembravano delle talpe, la più piccola poi non si è degnata di fare neanche una pausa e ha spiazzato tutti palando la neve a chili!!!

Alla fine del lavoro, una volta l’igloo terminato, riusciva a contenere tutto il gruppo: 10 persone fra cui ben 4 adulti. Il calore da noi sviluppato faceva già gocciolare le pareti nevose della nostra costruzione, ma questo non mi ha impedito per raccontare a tutti la storiella dell’asinello che si era bevuto la luna piena…

Epilogo

Il breve tratto di rientro all’auto purtroppo non ci ha dato quel piacere di discese nella polverosa, la zona era troppo battuta anche fuori dai sentieri già tracciati. Quindi il piacere ce lo siamo andati a procurare al ristorante dove c’era chi si dava alla cioccolata densa con tanto di panna, a chi invece si è scelto con occulatezza la fetta di torta e se la gustava con grande piacere a chi invece ha sbagliato la scelta della torta, ma quando la voglia è tanta – rabarbaro o no – la torta si spazza in quattro e quattr’otto! Con poco più di un’ora di ritardo ci siamo infine avviati verso le rispettive dimore, dove un caldo bagno e il letto ci aspettavano.

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